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“Io rimango qui, faccio questa battaglia”. Il nostro ristoratore riprende a lavorare, a girare tra i tavoli dei clienti, a fare avanti e indietro dalla cucina, prendere le telefonate di prenotazione, ma non riesce a cancellare dalla sua testa quella che è stata l’affermazione più pesante fatta dal boss: “Io tengo un’agenda con i nomi dei buoni e dei cattivi. Sa bene tutte queste cose, “non è come giocare con la playstation”, con queste cose non si può scherzare. Per tanti anni è stato cameriere in un altro ristorante, poi maitre di sala, poi chef. Il ristoratore arrabbiato è Giuseppe Bruno (nella foto), meglio conosciuto come Bobò. Del caso di “Bobò” abbiamo già scritto il 4 novembre scorso. Il proprietario del locale, dichiara Bobò ai giudici, solleva problemi sul rinnovo del contratto. - Guarda 313 recensioni imparziali, 165 foto di viaggiatori, e fantastiche offerte per Pozzuoli, Italia su Tripadvisor. Di conseguenza, a Bruno non si Infatti, dopo alcuni giorni Gennaro Longobardi si presenta al ristorante. Giuseppe Bruno, titolare del ristorante Bobò di Pozzuoli, una vicenda recente e che ha visto già diversi risultati, come la condanna di uno degli estorsori. Che fare? So bene che devo scalare questa montagna, e io la scalerò”. © pozzuoli21 DANILO PONTILLO P.IVA: 07355960639. La prima notizia è la condanna a otto anni di reclusione, con rito abbreviato, per Gennaro Amirante, commerciante ittico, genero del boss Gennaro Longobardi. “Il proprietario del locale, dimostratosi solidale con Bobò, ha rinnovato il contratto di locazione dell’immobile, risolvendo positivamente un problema, sciogliendo tutte le criticità. Sa cosa vuol dire essere imprenditori in queste terre, già nel 2009 aveva denunciato un’altra estorsione. Invece…. Sono incapaci e devono chiudere” “Abbiamo deciso di non affittarvi più il locale. Il mio problema è sempre quello di prendere tempo – prosegue Giuseppe – e spiego che al momento gli affari non vanno bene, quando miglioreranno ‘ti farò un regalino’”. Bobò ha deciso di affidarsi allo Stato ma soprattutto ha deciso di stare nella legalità e contro le mafie”. 3.3K likes. Quella di Lucio Cerasuolo che gestisce una ditta edile che lavora in tutta la Semplicemente, da pochi giorni il boss di Pozzuoli è stato arrestato a seguito della denuncia di Giuseppe Bruno, titolare di uno dei più prestigiosi ristoranti dell’area napoletana, il “ristorante BoBò”. Pozzuoli ORA. Giuseppe pensava che grazie al suo coraggio, grazie alle indagini dei carabinieri, grazie ai provvedimenti dell’autorità giudiziaria, finalmente, avrebbe ritrovato la tranquillità per lavorare in pace. POZZUOLI - Dal mare il paesaggio è una cartolina, il porticciolo, i ristorantini, l’antica rocca del Rione Terra. Un giorno mi manda un messaggio: ‘Hai messo a repentaglio la vita dei tuoi dipendenti, dei fornitori e di chi ti sta intorno’”. Duro lavoro. Ma la Federazione Antiracket Italiana ci dà anche una seconda importante notizia per Bobò. Il gommone di cui parla a noi risultava di proprietà del figlio ed era stato ospitato temporaneamente in banchina su richiesta di un collega ed amico puteolano de Il Mattino”. Bobò, Pozzuoli: su Tripadvisor trovi 642 recensioni imparziali su Bobò, con punteggio 3,5 su 5 e al n.100 su 432 ristoranti a Pozzuoli. Per incutere timore dichiarano di essere stati mandati dagli “amici di Pozzuoli” evocando il boss che è riuscito a imporsi in città. Purtroppo, un altro “purtroppo”, Giuseppe pensa male. Non mancano i problemi con i vicini di casa adesso che quando rientra la notte è accompagnato dai carabinieri: “Sono stato denunciato perché i cani abbaiano”. Queste sono le regole a cui la maggior parte dei soggetti in queste terre preferisce aderire. Questo episodio è stato raccontato ieri mattina in un’aula del tribunale di Napoli, tra i giudici, il pubblico ministero, gli avvocati dell’imputato collegato in videoconferenza, i rappresentanti delle associazioni antiracket. Lei è intelligente – mi rispondono – lo sa bene chi comanda a Pozzuoli” e evocano la figura del boss della città. Freschi come l’acqua gli dicono: “Ci dispiace non c’è più posto, quello che lei aveva era provvisorio”. Per incutere timore dichiarano di essere stati mandati dagli “amici di Pozzuoli” evocando il boss che è riuscito a imporsi in città. Mesi difficili per Giuseppe che vede attorno a se solo ostacoli. Ma le cose cambiano. Bobò e il proprietario si sono trovati d’accordo e il ristorante può tranquillamente continuare a servire i suoi clienti. Non parlava, perché muto, sordo e microcefalo dalla nascita, eppure era un attore. Voglio solo verità. Si prosegue con la Lega Navale, nel cui sito compaiono tra gli altri i loghi del Ministero della Difesa e quello dell’Ambiente. E’ il mio libro nero”. Semplicemente, da pochi giorni il boss di Pozzuoli è stato arrestato a seguito della denuncia di Giuseppe Bruno, titolare di uno dei più prestigiosi ristoranti dell’area napoletana, il “ristorante BoBò”. “Da maggio mi cade il mondo addosso”. Abbiamo già detto di come sfuma l’affare del nuovo locale. Ecco cosa ha dichiarato ai microfoni di Pozzuoli21. Stiamo parlando di Giuseppe Bruno, meglio conosciuto come “Bobò”, il ristoratore puteolano la cui denuncia è stata decisiva per l’arresto del boss Gennaro Longobardi e del genero di quest’ultimo (Gennaro Amirante), che gli avevano imposto la tangente per conto del clan. Con assoluta fermezza e precisione Giuseppe Bruno rievoca l’intera vicenda estorsiva. Appunto, noi potremmo essere 100 volte più belli di loro, ed invece ci sono decine di chilometri di costa abbandonati a se stessi da sempre! Semplicemente, da pochi giorni il boss di Pozzuoli è stato arrestato a seguito della denuncia di Giuseppe Bruno, titolare di uno dei più prestigiosi ristoranti dell’area napoletana, il “ristorante BoBò”. Iscritti anche gli esponenti Pd "Bobò" e l'ex consigliere Pd Napoli, candidati ignari e cinque gli indagati. Ma ancora più duro è stato il lavoro negli ultimi 19 anni, da quando si è messo in proprio e, passo dopo passo, ha realizzato una vera eccellenza nel campo culinario. Tredici anni  e quattro mesi di carcere: è la condanna i nflitta oggi pomeriggio al 62enne boss Gennaro Longobardi per l’ estorsione al ristoratore puteolano Giuseppe Bruno, da tutti conosciuto con il soprannome di “Bobò”. Siamo un movimento politico che si pone l'obiettivo di costruire una nuova classe dirigente, nuova nei metodi e nelle pratiche. bobò • iskra • lavoro nero • lungomare • mediterranea ristorazione • News • Pozzuoli • Primo Piano • via Napoli La denuncia di un noto ristoratore: “I miei colleghi che fanno lavorare in nero? LA REPLICA DELLA LEGA NAVALE DI POZZUOLI: “QUERELEREMO IL SIGNOR GIUSEPPE BRUNO”. Da andare assolutamente… top”. Al porto di Pozzuoli. Senza uno spazio adeguato vent’anni di lavoro in autonomia di Bobò svanirebbero insieme all’occupazione per quattordici dipendenti. Da quasi tre anni Giuseppe teneva un posto per il gommone, per lui indispensabile per la grave disabilità della figlia. Da cinque mesi è in corso una trattativa per affittare un ristorante. Le parti si incontrano per formalizzare la scrittura dell’atto, tutte le questioni sono state risolte, non c’è più alcun problema commerciale. Circostanze legate alla decisione di Bobò e alle misure messe in atto dai Carabinieri su ordine della magistratura. Queste sono persone che non perdonano. E’ il racconto di una testimonianza agghiacciante, resa in Tribunale dal ristoratore puteolano Giuseppe Bruno (meglio conosciuto col soprannome di “Bobò”) a proposito dell’arresto (avvenuto il 6 aprile scorso) del boss Gennaro Longobardi e del genero Gennaro Amirante, accusati di avergli chiesto il pizzo e catturati in seguito alla sua denuncia. “Questo – aggiunge Rispoli – deve rappresentare uno stimolo alla denuncia anche per gli altri perché è testimonianza del fatto che la giustizia sa dare risposte rapide ed efficaci”. Va dai carabinieri e racconta tutto, “con la denuncia pensavo che non venissero più”, dice Giuseppe ai giudici. La storia che raccontiamo è una storia ordinaria di mafia quotidiana. “A gennaio scorso –si legge oggi sul portale della FAI – due giovanissimi si presentano nel suo locale e, senza troppi giri di parole, avanzano richieste estorsive, specificando una somma di millecinquecento euro di “pizzo” al mese. Qualche giorno dopo si presenta nel suo ristorante il boss della zona in persona che chiede a Bobò di ritirare la denuncia. Appena mi avvicino mi dicono che ‘ci mandano gli amici di Pozzuoli’ e mi fissano subito la tariffa: mille e cinquecento euro al mese, e per il momento. Oggi, in esclusiva, abbiamo intervistato il noto ristoratore puteolano Giuseppe Bruno, meglio conosciuto come Bobò: vittima della malavita organizzata ma non solo. Voi adesso avete un marchio indelebile addosso. bobò • iskra • lavoro nero • lungomare • mediterranea ristorazione • News • Pozzuoli • Primo Piano • via Napoli La denuncia di un noto ristoratore: “I miei colleghi che fanno lavorare in nero? In realtà c’è chi lo aiuta e lo supporta. Ma nel “nostro” mese non è venuto “il gonfalone amico”. “Devi comprare i frutti di mare da mio genero” è il “consiglio” espresso sull’uscio, prodotti ovviamente privi di tracciabilità e venduti senza fattura. bobò • bottarga • fettuccine • Gioacchino bonsignore • giuseppe bruno • gusto • News • Pozzuoli • Primo Piano • sofia loren • tg5 • vongole • zucchine Bobò fa il bis … I CAPI CLAN PENSANO DI ESSERE INTOCCABILI. Ecco cosa ha dichiarato ai microfoni di Pozzuoli21. Oggi, in esclusiva, abbiamo intervistato il noto ristoratore puteolano Giuseppe Bruno, meglio conosciuto come Bobò: vittima della malavita organizzata ma non solo. Morgan De Sanctis, Salvatore Aronica, Christian Maggio, Paolo Cannavaro e Cristiano Lucarelli hanno trascorso una piacevole serata in compagnia degli amici e delle loro 'dolci metà' nel noto ristorante 'Bobò' a Pozzuoli. Bobò, Pippo e tutta la compagnia girano il mondo, visitano l’America Latina, l’Asia e tutti i continenti. Giuseppe nella vita non ha avuto nulla di regalato. Bruno, senza alcun tentennamento, denuncia il fatto ai Carabinieri. E, naturalmente, il cerchio si chiude con i clienti e con un calo di quasi la metà. Chiedo chi sono questi amici. Ecco il testo integrale dell’articolo di Tano Grasso. Dall’altro lato c’è la sicurezza, quella personale e dei familiari, quella dei 14 dipendenti. Articolo precedente Estorsione al ristorante “Bobò”: condannato a 8 anni il genero del boss di Pozzuoli Articolo successivo BACOLI/ «Cinque mesi senza convocare la commissione Ambiente» la denuncia dell’opposizione Viene annullato il posto per il suo gommone nel porto. POZZUOLI – Confermata in Appello la colpevolezza di Gennaro Amirante, il 39enne arrestato assieme al boss Gennaro Longobardi (di cui è genero) per un'estorsione ai danni di un ristoratore. I vicini di casa lo denunciano perché si dicono infastiditi dai cani dell’imprenditore. C’è la somma d’ingresso, somma che potrà successivamente essere rivista, c’è l’“autorità” del mandante e del garante. Io rimango qui, faccio questa battaglia. POZZUOLI. Stiamo parlando di Giuseppe Bruno, meglio conosciuto come “Bobò”, il ristoratore puteolano la cui denuncia è stata decisiva per l’ arresto del boss Gennaro Longobardi e del genero di quest’ultimo (Gennaro Amirante), che gli avevano imposto la tangente per conto del clan. Merce senza tracciabilità e senza fattura. Al termine della sua testimonianza, anche commovente per alcuni riflessi personali, Giuseppe Bruno, l’eccellente ristoratore campano, ha un momento di sfogo, si rivolge alla corte: “Le persone per bene devono andare via dall’Italia? Un tavolo per una delle anime del Napoli al rinomato ristorante “Da Bobò” al Borgo Marinaio porto di Pozzuoli. ECCO COSA SIGNIFICA ESSERE IMPRENDITORI IN QUESTE TERRE. La richiesta di soldi non viene ripetuta: l’estorsione, questa volta, viene consumata sotto altra forma, ovvero con l’imposizione dei prodotti di mare che il ristoratore utilizza per preparare le sue prelibatezze culinarie. La denuncia ai Carabinieri aiuta Bruno a riconquistare la sua dignità. Appena sopravvenuto, che non ha nulla a che vedere con le relazioni economiche. Ma una volta “salpati” Pozzuoli tradisce quel fantastico paesaggio. Qualche giorno dopo si presenta nel suo ristorante il boss della zona in persona che chiede a Bobò di ritirare la denuncia. Ma la tegola più pesante, oltre ai problemi con lacamorra del territorio, è quella sul ristorante. Il teatro rimarrà per sempre la sua vita, fino all Da un lato, c’è la qualità e la reputazione del locale. La richiesta di soldi non viene ripetuta: l’estorsione, questa volta, viene consumata sotto altra forma, ovvero con l’imposizione dei prodotti di mare che il ristoratore utilizza per preparare le sue prelibatezze culinarie. I falsi nella lista "Napoli Vale". C’è invece un altro tipo di problema. Di seguito riportiamo per intero l’articolo pubblicato ieri da Tiscali News, a firma di Tano Grasso, fondatore del Movimento Antiracket e attuale presidente della FAI, la Federazione Antiracket Italiana. A prenotarlo clienti speciali. Il Capitano 1890: Centrale! See more of Pozzuoli ORA on Facebook Sa bene cosa vogliono quei giovani estorsori, conosce la forza e il potere di chi li manda. Bruno può continuare la sua attività commerciale senza fermarsi. Oltre agli inquirenti, viene assistito anche dalla FAI, Federazione delle Associazioni Italiane antiracket e antiusura, da anni sul campo per la lotta alle svariate forme di “pizzo”.Â. Dopo gli arresti, inizia il secondo tempo di questa storia, iniziano i problemi, stavolta non più con i camorristi ma con le persone “perbene”. Qualche giorno dopo si presenta nel suo ristorante il boss della zona … Semplicemente, da pochi giorni il boss di Pozzuoli è stato arrestato a seguito della denuncia di Giuseppe Bruno, titolare di uno dei più prestigiosi ristoranti dell’area napoletana, il “ristorante BoBò”. L’esistenza di una comunità solidale nei confronti di chi denuncia il “pizzo” è una componente essenziale per chi denuncia per annullare l’isolamento della vittima. Di conseguenza, a Bruno non si può più affittare un’attività, anche se si ha la certezza di un solido guadagno e, attesa la fama professionale, un indiscusso prestigio. Ho saputo da ambienti ‘non propriamente oxfordiani’ che voi avete denunciato il boss di Pozzuoli. © pozzuoli21 DANILO PONTILLO P.IVA: 07355960639, Buone notizie per “Bobò”, il ristoratore che denunciò gli estorsori del clan, condanna a otto anni di reclusione, con rito abbreviato, per Gennaro Amirante, COVID A POZZUOLI/ Altri 10 contagiati e 5 guariti nelle ultime 24 ore, COVID A POZZUOLI/ Altri 15 contagiati e due guariti nelle ultime 24 ore, COVID A POZZUOLI/ Oggi un altro passo indietro: 37 contagiati e nessun guarito, “Rinviamo la tassa sulla spazzatura e dimezziamo quella per l’abbonamento alle strisce blu”: sos dei Cinque Stelle all’Amministrazione, “Vaccino Covid: la mia esperienza indecente oggi in ospedale”, Bradisismo, il vulcanologo Luongo chiede lumi a Figliolia: “Cosa è cambiato per far alzare il livello di attenzione al Comune?”. Ad Amirante si è contestata l’aggravante di aver agito con metodo mafioso. Pozzuoli Primo Piano Imprenditore di Pozzuoli denuncia affollamento in carcere e viene “spedito” a 500 chilometri La vicenda di Angelo Esposito, dal 10 gennaio scorso in carcere dove sta scontando una pena di 6 anni e mezzo Inizia il proprietario del locale: “Da maggio non mi fa il contratto e vuole buttarmi fuori – continua nella sua testimonianza – Propone nuove clausole assai discutibili, avanza pretese incredibili. Come prendere tempo? E persino la Palestina, in un’esperienza tra guerra e speranza, tra teatro e bombe. La buona notizia è contenuta nella lettera di auguri che la FAI (Federazione Antiracket Italiana) ha pubblicato sul proprio sito indirizzandola a quanti, a vario titolo, sono impegnati nella durissima lotta per combattere un fenomeno che “attanaglia migliaia di operatori, commercianti e imprenditori, facendo gonfiare le casse di clan, ‘ndrine e cosche”. Riceviamo e pubblichiamo da Silvio Luise, presidente della Lega Navale di Pozzuoli, le seguenti dichiarazioni: “Ho letto con grande stupore la testimonianza resa in tribunale dal signor Giuseppe Bruno relativa ad un suo presunto allontanamento dalla Lega Navale di Pozzuoli. Alloggi popolari, locali commerciali e strutture di proprietà del comune di Pozzuoli, a pagare è solo il 49% degli assegnatari. Sarà direttamente il genero del boss, un pescivendolo di Pozzuoli, a farli recapitare al ristorante. LA DENUNCIA – Amirante e Longobardi furono arrestati nel quartiere di Monterusciello mediante un decreto di fermo eseguito dai carabinieri del Nucleo Operativo di Pozzuoli. Bruno, senza alcun tentennamento, denuncia il fatto ai Carabinieri. Appena sopravvenuto, che non ha nulla a che vedere con le relazioni economiche. Purtroppo la previsione si rivela errata. “Ben venga maggio, ben venga la rosa che dei poeti è il fiore”, canta Guccini. “Sono le sette di sera del 5 gennaio di quest’anno quando due giovani di 20-25 anni entrano nel mio ristorante e chiedono di BoBò. Continua la deposizione: “Entra e si siede, mi dice che devo togliere questa denuncia: ‘tu devi dire che i ragazzi sono venuti per un preventivo…’(Che fantasia!). Siamo di fronte alla classica richiesta di pizzo avanzata da due “picciotti” per conto del clan camorristico. “Una condanna esemplare che rende giustizia al coraggio di un imprenditore che ha deciso di rompere il muro dell’omertà”, afferma Roberta Rispoli, avvocato che fa parte del team di legali della FAI. Chissà quante sono ogni giorno le storie come queste nel nostro Paese, tutte avvolte nel silenzio. Ma non tutti sembrano apprezzare il gesto. Sono incapaci e devono chiudere” Sono state delle complicazioni sorte dopo una broncopolmonite ad uccidere Vincenzo Cannavacciuolo, in arte Bobò. Parla il ristoratore “Bobò”, vittima della camorra: “La mia vita distrutta dopo... ’arresto (avvenuto il 6 aprile scorso) del boss Gennaro Longobardi e del genero Gennaro Amirante, COVID A POZZUOLI/ Altri 10 contagiati e 5 guariti nelle ultime 24 ore, COVID A POZZUOLI/ Altri 15 contagiati e due guariti nelle ultime 24 ore, COVID A POZZUOLI/ Oggi un altro passo indietro: 37 contagiati e nessun guarito, “Rinviamo la tassa sulla spazzatura e dimezziamo quella per l’abbonamento alle strisce blu”: sos dei Cinque Stelle all’Amministrazione, “Vaccino Covid: la mia esperienza indecente oggi in ospedale”, Bradisismo, il vulcanologo Luongo chiede lumi a Figliolia: “Cosa è cambiato per far alzare il livello di attenzione al Comune?”. Appena sopravvenuto, che non ha nulla a che vedere con le relazioni economiche. La discussione è finita, Longobardi si alza per andare via, Giuseppe tira un sospiro di sollievo, pensa di non avere più problemi. Siamo andati su Tripadvisor e abbiamo cercato un commento scritto in quei giorni di gennaio; due settimane dopo la visita estorsiva, ecco le parole di un cliente: “Ci sono stato con la mia fidanzata, ti consiglia tutto il cameriere, state tranquilli perché vi portano solo pesce fresco… il proprietario è un super-personaggio. A fargli scattare le manette ai polsi fu la denuncia da parte dell’imprenditore Giuseppe Bruno che non si piegò alla richiesta di estorsione. Ho dato mandato al nostro avvocato di presentare querela nei suoi confronti perché non e’ mai stato iscritto alla nostra associazione. Con i soliti show improvvisati a cena del “capo” Pepe Reina. ! La clientela cala. In scena portava la sua presenza e la sua storia: quella di un uomo internato nell’Ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa per quasi quarant’anni. Io in casa mia non vi voglio”. Bobò, Pozzuoli: su Tripadvisor trovi 643 recensioni imparziali su Bobò, con punteggio 3,5 su 5 e al n.100 su 434 ristoranti a Pozzuoli. POZZUOLI/ 15 nuovi varchi ZTL, scoppia la protesta: a via Napoli raccolta firme dei residenti Pozzuoli-COVID 19: si allenta la morsa del virus, 97 casi negli ultimi 7 giorni Imprenditore di Pozzuoli denuncia affollamento in carcere e viene “spedito” a 500 chilometri Per continuare a lavorare non dovrà traslocare dalla zona del porto. Siamo in terra di mafia e chi è capo di un clan pensa di poter fare sempre affidamento sull’omertà dei commercianti, spesso pecca di presunzione, pensa d’essere intoccabile. Quest’ultimo, invece, sarà processato con rito ordinario per lo stesso reato, ovvero estorsione.

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